Terre di Bologna - Il portale del territorio rurale della provincia di Bologna
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Terre di Bologna - Il portale del territorio rurale della provincia di Bologna
Terre di Bologna, il protale del territorio rurale della provincia di Bologna Terre di Bologna: gli indirizzi ed i consigli della natura, della tradizione e del bel vivere. 07/09/2010 07:29
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Terre di Bologna - Itinerari Storico Culturali
La collina e la montagna orientale

La via Emilia è il punto di partenza e di arrivo del quarto itinerario, che spazia sulle colline e montagne bolognesi e imolesi. Da S. Lazzaro di Savena e Idice, con l'ospedale per pellegrini di S. Giacomo, risaliamo la valle dell'Idice, visitando Pizzocalvo, Castel de' Britti, la chiesetta romanica di S.Maria di Monte Armato, poi facendo tappa a Monterenzio a visitare il suo museo. Nella valle del Sillaro vediamo Villa di Sassonero e Sassoleone; nella valle vicina, del Santerno, Castel del Rio ci offre l'imponente palazzo Alidosi con il Museo della Guerra e il ponte Alidosi. A Fassignano c'è un bel Museo dei Gessi mentre a Dozza "gustiamo" i famosi muri dipinti e i vini dell'Enoteca Regionale.
La piazza di Castel S. Pietro ci offre la chiesa di S. Maria Maggiore e l'oratorio del SS. Crocifisso, mentre di Imola ricordiamo appena la Pinacoteca, i musei e la rocca sforzesca.
 
 
SAN LAZZARO E DINTORNI

Alle porte di Bologna, S. Lazzaro di Savena ha da offrirci alcuni punti di interesse inaspettati: il Palazzo Comunale, recentemente restaurato, che occupa l'ex chiesa dell'ospedale per malati di lebbra di S. Lazzaro, e il Museo "Luigi Donini" (via F.lli Canova 49, tel. 051/465132), dedicato alla preistoria delle colline orientali bolognesi, nonché la cospicua serie di ville che punteggiano il  territorio.
Della chiesa i S. Lazzaro si conosce oggi solo il porticato esterno e il chiostro, male ville, tutte di proprietà privata, anche se visibili solo sommariamente sono un'enciclopedia del vivere signorile e borghese in campagna a due passi dalla città. Ricordiamo solo la sontuosa Villa Cicogna, che sarebbe più giusto chiamare Boncompagni, dalla famiglia che la fece costruire intorno al 1570, oppure Pepoli, da quella che nel Settecento la fece ornare di stucchi e tempere, rimandando per le altre alla esaustiva rassegna che si trova nel volume San Lazzaro di Savena. La storia, l'ambiente, la cultura, a cura di Werther Romani, Edizioni Luigi Parma, Bologna 1992.
San Lazzaro di Savena. La storia, l'ambiente, la cultura, a cura di Werther Romani, Edizioni Luigi Parma, Bologna 1992.
ASSANDO per la borgata di Idice conviene gettare un'occhiata lungo la via Emilia all'ex ospedale di S. Giacomo del ponte dell'ldice, che nella muratura del fianco conserva mattoni della stazione di posta romana e un archetto romanico dell'ospizio per viaggiatori del XII secolo che la sostituì. Imboccando la valle di Zena si può visitare la suggestiva chiesa di S. Maria di Pizzocalvo, nascosta nel colle boscoso che spartisce la confluenza dello Zena nell'ldice. Ritornando nella valle dell'ldice si può invece ammirare nella pianura l'edificio, oggi d'abitazione, che fu il monastero camaldolese di S. Michele di Castel de'Britti, un severo castelletto murato con torre merlata che divenne proprietà del Collegio Montato per gli studenti marchigiani a Bologna, e, sulla collina, quanto resta del castello di Castel de' Brilli, cioè un troncone della porta d'ingresso e la chiesa parrocchiale, mentre il castello neomedievale che sorge lì vicino, villa Rangoni Machiavelli, è una creazione ottocentesca che vuole ispirarsi al Palazzo della Signoria di Firenze.
UNGO LA VALLE, particolarmente colpita dall'ultimo conflitto mondiale e dal lungo permanervi della Linea Gotica, un po' appartata rispetto alla strada di fondovalle sorge poi la chiesa, restaurata nel dopoguerra, di S. Maria di Monte Armato, di semplice stile romanico.

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MONTERENZIO E GLI ANTICHI BORGHI
La collina e la montagna orientale - MONTERENZIO E GLI ANTICHI BORGHI - Foto-2.jpg
A poca distanza dal paese nuovo di Monterenzio, sviluppatosi all'inizio del Novecento a seguito della costruzione della strada di fondovalle Idice, si può vedere la Torre, oggi di proprietà privata, interessante esempio di edilizia abitativa fortificata duecentesca. La facciata presenta tre portali sovrapposti, sfalsati per ogni piano, oltre ad una feritoia al primo piano e una finestrella al secondo. Su ognuno dei lati un portale ad arco a tutto sesto e sul retro una semplice finestrella. Sempre sul crinale fra Idice e Sillaro, percorso da via della Collina, si incontra l'altro interessante nucleo di Scaruglio, tipica casa medievale in pietra, dotata di balchio, sorta di camminamento coperto a cui si accede dalla scala esterna pure in pietra. Continuando a risalire la valle lungo la strada provinciale, si incontra l'interessante nucleo di Villa di Cassano, costituito da due case torre e da case d'abitazione, tutte databili fra il XIV e la metà del XV secolo, e dotate di quelle decorazioni architettoniche, portali, finestre, stemmi simbolici incisi, che caratterizzano l'architettura montana tardomedievale. Ancora oltre, nella valle, la chiesa di S. Alessandro di Bisano appare su un alto cucuzzolo che domina la strettoia del fiume sottostante, mentre Borgo di Bisano si distende ai suoi piedi. Notevole la Casa Faccioli, residenza signorile che mostra un portale settecentesco in cotto e due fuciliere ai lati, chiuse da uno sportello.
(Foto n.2: Chiesa di Monterenzio)
Passando nella vicina valle del Sillaro, Villa di Sassonero mostra interessanti esempi di costruzioni in sasso databili fra il XVI e il XIX secolo, mentre a non molta distanza troviamo l'interessante nucleo signorile di S. Marnante, casa padronale con oratorio, del Seicento, con alta torre colombaia e di avvistamento. Anche Sassoleone, nello spartiacque fra le alte valli del Sillaro e del Santerno, conserva una interessante casa torre del XV1I1 secolo.

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CASTEL DEL RIO

Principale centro della montagna imolese, famoso per la ricca produzione di castagne e marroni, Castel del Rio conserva alcuni eclatanti segni della grandezza passata, di centro di un importante feudo. Palazzo Alidosi, nel centro del paese, è il simbolo della signoria della famiglia che dominò il paese (che si chiamava Massa di S. Ambrogio) dalla fine del XII secolo fino all'inizio del Seicento, quando il feudo passò alla Santa Sede. Ma gli Alidosi recitarono comunque ruoli importanti in tutta la Romagna: furono signori di Imola, Francesco all'inizio del Cinquecento fu legato per le Romagne e le Marche con sede a Bologna. Il palazzo, costruito fra il 1480 e l'inizio del secolo seguente, ospita dopo il restauro recente gli uffici comunali e mostra in tutta la sua eleganza la piccola corte interna, ricca di decorazioni architettoniche, con le svelte colonne. La possente architettura militare del palazzo, pur incompiuto, che appare così evidente all'esterno nei bastioni angolari, fa oggi da sfondo ai numerosi reperti del Museo della Guerra, dedicato in particolar modo alla ricostruzione delle vicende militari della Prima Guerra Mondiale, mentre i ruderi del Castellacelo, su un'altura che domina il paese, mostrano ancora le origini guerriere della famiglia Alidosi, che per prima cosa si assicurarono il dominio della valle con una potente rocca. Sul fiume Santerno, che scorre ai piedi del paese, si può ancora ammirare il quattrocentesco ponte Alidosi, a una sola arcata, che permetteva alla mulattiera che risaliva la stretta e impervia valle di raggiungere poi Firenzuola e di lì Scarperia e Firenze.

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SCENDENDO VERSO IMOLA

La collina e la montagna orientale - SCENDENDO VERSO IMOLA - Foto.jpg


Scendendo la valle, si incontrano alcune borgate di notevole interesse storico e ambientale: Fontanelice che mostra sulla strada Montanara il caratteristico Palazzo Mengoni e sull'altura sovrastante il paese vecchio, un tempo racchiuso fra mura. A Borgo Tossignano, ammirata la possente bastionata di gesso che si erge sulla riva sinistra del Santemo, conviene salire a Tossignano: qui, nel restaurato Palazzo Baronale, si può visitare un interessante Museo dei Gessi, la principale emergenza ambientale della zona, e, al di sopra del paese, i ruderi della rocca. Anche Tossignano fu sede di un feudo, questa volta di nomina papale, che passò dai Carafa, nipoti di papa Paolo IV, ai Borromeo, poi nel 1565 agli Altemps, fino a giungere nel Settecento ai marchesi Spada di Bologna e ai Marvelli-Tartagni di Forlì e poi alla definitiva abolizione con l'arrivo di Napoleone. Le alterne signorie che tennero il paese in età moderna rispecchiavano le alterne soggezioni del medioevo, dal momento che la rocca, posta sul confine fra territori bolognesi e imolesi, faceva gola a tutti i contendenti. Scendendo ancora verso la pianura, si incontra la piccola chiesetta romanica di Riviera, che mostra all'interno interessanti affreschi del Cinque-Seicento, e poi Casalfiumanese, duramente colpito dalle distruzioni belliche. A Ponticelli conviene dirigersi, toccando Pieve S. Andrea, verso la valle del piccolo torrente Sellustra per raggiungere Dozza.

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PER LE VIE DIPINTE DI DOZZA

Il paese di Dozza è famoso per la sua rocca e per i muri delle case dipinti in una gara annuale che vede a fianco dilettanti e nomi famosi e arricchisce a ogni edizione la bellezza e l'originalità del luogo. Una passeggiata fra le strade caratteristiche del castello permette di ammirare gli affreschi, cosi come una visita dentro la rocca, alla cosiddetta Pinacoteca del Muro dipinto, che raccoglie opere di importanti pittori contemporanei (alcuni nomi: Matta, Purificato, Saetti, Sassu, Brindisi, Licata, Zancanaro, Tabusso). La visita alla rocca, invece, consente una panoramica molto interessante sia sull'architettura fortificata bassomedievale sia su aspetti di vita signorile che si sono susseguiti all'interno di essa quando ormai la sua funzione difensiva era scomparsa o fortemente diminuita. La rocca di Dozza è un bell'esempio di complesso formato da residenza signorile e strutture difensive: sorge nella parte più alta dello sperone che ospita il paese, è circondata da un fossato, oggi asciutto, ma che poteva venire riempito d'acqua, è dotata di forti bastioni rotondi, più difficilmente vulnerabili, all'interno ha lo spazio di manovra per le schiere dei difensori, ma il palazzo di residenza dei signori doveva mostrare tutta la ricchezza e la raffinatezza dei suoi proprietari. Fu feudo dei Malvezzi di Bologna, poi passò al cardinale Lorenzo Campeggi, figura multiforme nella politica e diplomazia dello Stato della Chiesa, ma operante in tutta Europa, e restò ai suoi eredi fino al Settecento, quando passò per eredità di nuovo ai Malvezzi, che si aggiunsero il cognome di Campeggi. Dal 1960 la rocca è di proprietà pubblica e ospita nelle cantine l'importante Enoteca regionale dell'Emilia Romagna.

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IMOLA


Ormai scesi sulla via Emilia, ci dirigiamo verso Imola, facendo tuttavia sosta al santuario del Piratello per ammirarne l'antica e venerata immagine quattrocentesca, Imola presenta diversi luoghi d'interesse, che meriterebbero un'illustrazione ben più dettagliata; comunque cerchiamo di isolare alcuni aspetti, rimandando a pubblicazioni specialistiche l'approfondimento della visita. La rocca sforzesca è il monumento più antico che la città ci può mostrare, rimasto nel suo aspetto originario: sorge possente sull'ampia spianata aperta, con le mura di pianta quadrangolare sovrastate dal camminamento merlato ora coperto e i bastioni angolari rotondi, il fossato asciutto che si poteva superare solo all'apertura del ponte levatoio e il solido mastio centrale, l'ultimo ridotto dei difensori. Al suo interno si possono visitare una bella raccolta di armi antiche e una di ceramiche locali. La Pinacoteca imolese è ospitata nell'ex convento di S. Domenico; la Biblioteca Comunale e i Musei nell'antico e attiguo convento di S. Francesco, integralmente modificato nel XVIII e XIX secolo e in seguito adattato a sede delle raccolte museali cittadine e a biblioteca storica e di consultazione, mentre dove esisteva la chiesa di S. Francesco sorse nel 1810-2 il Teatro Comunale. Fra le opere conservate nella Pinacoteca (via Sacchi 4, tel. 0542/602609) ricordiamo una Madonna con Bambino e santi di Innocenze da Imola, studi di teste maschili di Lodovico Carracci e dipinti di Lavinia Fontana. Il Museo "G. Scarabelli" (via Verdi 7, tel. 0542/602609) ospita raccolte archeologiche dal territorio imolese, dalla preistoria all'alto Medioevo, nonché raccolte numismatiche e geologiche.

DIVERSI PALAZZI SIGNORILI meritano una visita, ma ricordiamo solo Palazzo Tozzoni (via Garibaldi 18, tel. 0542/602609), splendente esempio di palazzo signorile settecentesco ricco di mobili, arazzi, quadri e suppellettili, Palazzo Sersanti in piazza Matteotti, il Palazzo Comunale, dal bello scalone progettato da Alfonso Torreggiani, e Palazzo Pighini, già dei conti di Cunio e Barbiano, d'aspetto ancora medievale.

LE CHIESE IMOLESI offrono suggestive atmosfere e tesori d'arte: l'antichissima S. Maria in Regola, rifatta in stile neoclassico nel 1780, ma ancora dotata del campanile romanico; la cattedrale di S. Cassiano, anch'essa ricostruita in forme grandiose nel Settecento da Cosimo Morelli, con l'attiguo Palazzo Vescovile, sede del Museo Diocesano d'Arte Sacra; SS. Nicolo e Domenico, ricostruita nel Settecento, che dell'antico aspetto conserva solo un portale gotico; infine la quattrocentesca chiesa e convento dell'Osservanza con l'attiguo oratorio di S. Maria delle Grazie e il bel chiostro.


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CASTEL SAN PIETRO

Sulla via del ritorno a Bologna del nostro immaginario itinerario, vale una visita Castel S. Pietro, castello costruito dai bolognesi nel 1198 sulle rive del Sillaro, in posizione di controllo della via Emilia verso la Romagna. del suo impianto fortificato conserva la torre della porta d'accesso al castello che ancora sovrasta il cassero, l'ulteriore fortificazione che difendeva la porta principale, e l'ordine delle strade porticate, che si intersecano con regolarità; la piazza, centro ideale del castello e centro della vita pubblica castellana, mostra su un lato il neoclassico palazzo comunale, eretto fra il 1845 e il 1859, e sull'altro la imponente chiesa di S. Maria Maggiore, affiancata dal ricco oratorio Settecentesco del SS. Crocifisso, la chiesa parrocchiale si presenta ora nel suo aspetto Sei-Settecentesco, dovuto a Francesco Bibiena, ma risale ai tempi della fondazione del castello, mentre l'oratorio fu edificato nelle forme attuali intorno al 1740, ma conserva un prezioso crocifisso del quattrocento.


 


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