Terre di Bologna - Il portale del territorio rurale della provincia di Bologna
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Terre di Bologna - Il portale del territorio rurale della provincia di Bologna
Terre di Bologna, il protale del territorio rurale della provincia di Bologna Terre di Bologna: gli indirizzi ed i consigli della natura, della tradizione e del bel vivere. 07/09/2010 07:26
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Terre di Bologna - Itinerari Storico Culturali
La pianura orientale
Da Bologna ci spingiamo con il terzo itinerario verso nord, deviando poi ad est: visitiamo infatti Minerbio con i suoi caratteristici resti di fortificazioni, il castello quattrocentesco di S. Martino in Soverzano e il palazzo di Selva Malvezzi, mentre a Molinella una torre rammenta il Medioevo, e a Castel Guelfo lo ricorda il paese tutto, con il giro delle mura e dei torrioni.
Le straordinarie ville dei Malvezzi a Bagnarola sono esempi di integrazione fra architettura signorile di residenza, commerciale e agricola.
Medicina e Budrio offrono due interessanti musei, di archeologia e di storia e cultura popolare.
La Pieve di Budrio e il santuario della Madonna di Castenaso dedicato alla B. V. del Pilar offrono bellezze artistiche poco conosciute.
 
 
Le chiese della pianura

Un viaggio nelle chiese del comune di Granarolo, S. Michele Arcangelo di Quarto Inferiore, SS. Vittore e Giorgio di Viadagola, S. Mamante di Lovoleto, S. Vitale di Granarolo e S. Andrea di Cadriano, è come fare un viaggio nell'architettura e nell'arte minore bolognese fra XVII e XIX secolo: un piacevole viaggio da una parrocchiale all'altra, più o meno ampie, tutte ornate, tutte antichissime e ricche di storia, di dipinti, sculture e oggetti per il culto, opera di autori minori nel panorama artistico provinciale.
Anche le ville più belle che esistevano nel territorio sono scomparse, a cominciare dalla Fossanova di Viadagola che i Bentivoglio si erano fatti costruire nella località d'origine della famiglia, oppure sono di proprietà privata e non visibili.

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Minerbio

A Minerbio la traccia più evidente dell'origine romana è proprio il nome: Minervius è detto nelle carte medievali, come dire "luogo sacro a Minerva", ma quello che di più interessante c'è da visitare nel paese è ben posteriore: la rocca e il castello degli Isolani, il castello di S. Martino in Soverzano o dei Manzoli, le vie del borgo, già castello, e la imponente parrocchiale di S. Giovanni Battista. La costruzione della rocca si deve alla nascita del feudo, per opera dei Visconti, nel 1403, e da quell'anno la vita del feudo fu sempre legata alla vita della rocca, dimora signorile, quindi di prestigio, a tal fine arricchita nel Cinquecento di affreschi di Amico Aspertini, ma anche residenza fortificata, dotata di torri d'angolo per l'avvistamento e la difesa. E di brutti momenti ne vide, la rocca, a cominciare dalle scaramucce con i Bentivoglio, che cacciarono temporaneamente gli Isolani dal feudo, e continuando con la discesa dei Lanzichenecchi nel 1527, che devastarono l'interno del palazzo.
Accanto alla rocca sorge il palazzo nuovo, che si deve all'opera dell'architetto Bartolomeo Triachini, a partire dal 1557; il complesso fu arricchito nel 1536 dalla torre colombiana a pianta ottagonale, che si attribuisce non a torto al Vignola, sia per l'originalità dell'impianto che per l'inconfondibile piano inclinato elicoidale interno, che conduce gradualmente verso l'alto con il suo andamento a spirale. La grandiosa parrocchiale è giustamente famosa come opera di Carlo Francesco Dotti (l'autore anche del santuario di S. Luca e dell'arco del Meloncello a Bologna), costruita fra il 1733 e il 1737 e consacrata dal cardinal Lambertini. Il suo interno arioso (della stessa ariosità e libertà compositiva di S. Luca, pur nella pianta più classica) ospita un gruppo scultoreo con la Gloria di Giovanni Mazza e la tela con la Madonna addolorata della scuola di Guido Reni.
Il castello di S. Martino in Soverzano della famiglia Manzoli è stato restaurato alla fine dell'Ottocento secondo il giusto del tempo, che tendeva a caricare, enfatizzare i simboli del medioevo guerriero che era più nelle reminiscenze di letture o nelle fantasie di pittori che nella realtà degli edifici: spuntavano allora merli dovunque, le finestre si mettevano sull'attenti, tutte uguali e tutte alla stessa altezza e tutte a sesto acuto: insomma un medioevo fatto con lo stampino che regolarizzava anche quello che mai era stato regolare, e il pensiero come subito al palazzo di Re Enzo a Bologna e ad Alfonso Rubbiani, insieme a Tito Azzolini, fu l'artefice anche di questo restauro degli anni 1883-1885, mentre l'inseparabile Casanova dipinse gli interni. Quello che era un palazzo fortificato di campagna, risalente al 1411, divenne quasi il "manifesto" dell'architettura medievale, il castello delle fiabe di forte impatto fantastico ed emotivo che tutti ci immaginiamo al sentire la parola "castello". Mura, torri, merlate, il fossato, l'ampio prato interno per le manovre dei soldati: ci sono tutti gli ingredienti per cominciare una storia, ma il lungo porticato che lo fiancheggia ci parla di un'attività meno avventurosa e più casalinga e cioè il mercato che ogni anno vi si tiene il giorno 4 ottobre a partire dal 1584.

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Molinella, Medicina, Castel Guelfo
La pianura orientale - Molinella, Medicina, Castel Guelfo - Foto-1.jpg


Anche Molinella ci accoglie con i ricordi di un passato guerriero cancellato da secoli di pacifica agricoltura, una volta ridotte e dominate le paludi che impedivano ogni attività se non la coltivazione della canapa e, dall'Ottocento, del riso. La torre civica è l'unico resto del castello di S. Stefano, che è il nucleo antico di Molinella e fu costruito dai Bolognesi per difendere i confini verso Ferrara: si ha notizia della torre dal 1322, ma il suo aspetto attuale si deve ad una ricostruzione del 1404, dopo che Alberto V d'Este, alleato di Gian Galeazzo Visconti, l'aveva distrutta insieme al castello nel 1390. Il bizzarro coronamento con tetto a spioventi sormontato da un torrino con quattro archi si deve a lavori di adattamento a cella campanaria che la torre subì, perdendo i merli, a metà del XVI secolo.
Il Borgo di Selva Malvezzi, un curioso e unico complesso sorge nel territorio comunale di Molinella: nata dal feudo che Carlo Malvezzi ricevette insieme al titolo di conte nel 1445, il villaggio si sviluppa attorno al Palazzo del Governatore, terminato solo nel 1666. Il palazzo signorile è riconoscibile per la facciata solenne ma insieme semplice, sormontata da un arco che regge una campanella, ai lati del quale stanno due piramidette, Palazzo del Capitano, case seicentesche e l'antica farmacia si aggregano attorno al palazzo del feudatario, a formare un insieme unico e quasi intatto, nonché quasi sconosciuto.


Anche la Chiesa Arcipretale di Medicina, intitolata a S. Mamante e a S. Lucia, si deve al progetto di Carlo Francesco Dotti, mentre altri grossi nomi dell'architettura bolognese del Settecento firmarono le altre chiese del paese, Giuseppe Antonio Torri e la chiesa del Carmine e Alfonso Torregiani il santuario del Crocifisso o dell'Assunta: costruzione tutte che ci parlano di una ricchezza del paese all'epoca di una sua rappresentatività che ne fecero uno dei principali della pianura.
Un bel Museo Civico può vantare anche Medicina (tel. 051/6979356), dotato di catalogo-guida a cura di Lorella Grossi, edito da Patron di Bologna nel 1998, in cui vari specialisti illustrano i rispettivi quadri storici, archeologici, artistici, architettonici e folcloristici della cittadina, fino al laboratorio e la raccolta di liuti e alla serie di vasi da spezieria della farmacia dell'Ospedale e gli erbari dei Padri Carmelitani.


A Castel Guelfo il primo impatto con il nucleo antico è quello di un vero castello classico, con mura e torrioni rotondi di rinforzo, coronati dai merli guelfi, e solo le comprensibili esigenze della circolazione ci fanno perdonare la mancanza del sacrosanto fossato con ponte levatoio: è così che ci accoglie un paese che si identificò fin dal suo nascere con esigenze belliche, di difesa dei confini verso Imola e magari anche di guerra di conquista verso la città confinante.
Castel Guelfo, come sarebbe a dire il più fedele alla Chiesa e alla parte guelfa, il più bolognese dei castelli: infatti fu fondato nel corso del XIII secolo da Bologna proprio sul confine, ma l'aspetto delle fortificazioni rimaste risale al secolo seguente, quando fu feudo della famiglia Malvezzi; questa costruì anche l'elegante palazzo marchionale nel Quattrocento, restaurato a più riprese fino al Settecento, finché nel secolo XIX la famiglia dei principi Hercolani subentrò nella signoria.


 


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Budrio e Castenaso


Budrio
è uno dei più cospicui centri della pianura, che conserva tracce consistenti della floridezza dei secoli scorsi, coniugate con continuità notevole di vita: nel dir ciò viene subito alla mente il Teatro Consorziale, uno dei due che vi esistevano a partire dal Seicento (l'altro era un teatro da commedie). Il barocco splende nelle chiese budriesi, con i nomi del Torreggiani e del Tubertini, restauratori della chiesa arcipretale di S. Lorenzo, che conserva opere del Mastelletta e della scuola di ludovico Caracci, nella seicentesca chiesa di S. Domenico, che conserva due tele di Alessandro Tiarini, i Misteri del Rosario e l'assunta, e nella chiesa del Borgo, adorna di opere ancora del Mastelletta e del Cesi. La Pinacoteca Civica (via Mentana 32, tel. 051/6928281 e 801220) e il Museo Archeologico (nella stessa sede, il Palazzo della Partecipanza) completano con le loro interessanti raccolte il panorama culturale della cittadina, mostrando la prima la ricchezza del lascito artistico del suo fondatore, il capitano Domenico Inzaghi, il secondo la richezza di ritrovamenti archeologici del territorio budriese.
La vicina antichissima Pieve di Budrio, dedicata ai santi Gervasio e Protasio, che sorge nella campagna a circa 1 Km dal paese, mostra un aspetto rifatto nel Sei-Settecento, ma al suo interno conserva importanti tracce del passato della terra budriese, la croce in marmo di età carolingia (eretta intorno all'828), che originariamente stava ad un crocevia vicino, e la vasca battesimale in marmo rosso.


A Castenaso, nel lungo rettifilo della via Montanara, la Madonna di Castenaso, dedicata alla B. V. del Pilar, costruita, come ci dice il nome, su terreni del Collegio di Spagna (creato per gli studenti iberici che frequentavano l'università di Bologna nel medioevo), mostra un magnifico interno barocco a pregevoli stucchi, che niente ha da invidiare alle più ricche chiese cittadine del periodo.
"I signori di Bagnarola"
Nella campagna budriese, a Bagnarola, si trovano alcuni importantissimi esempi di edilizia signorile, non solo residenziale, ma anche agricola e commerciale: il complesso delle ville Malvezzi, l'Aurelio e il Floriano, il Palazzo Odorici o Palazzo di Sopra e il Palazzo di Sotto già dei Ranuzzi Cospi. Le prime due furono costruite dalla più volte ricordata famiglia bolognese dei Malvezzi, la prima come prestigiosa residenza signorile nel 1623, la seconda come sede altrettanto eclatante, ma anche funzionale, dotata cioè di un lungo portico per la importante fiera di S. Anna del 25-27 luglio, cardine dell'economia contadina della zona, dell'architetto budriese Alfonso Torregiani nel Settecento. Vicini a queste due ville sorsero i palazzi degli Odorici o Palazzo di Sopra e il Palazzo di Sotto, eretto dai Ranuzzi Cospi nel 1700 sulla base di una villa cinquecentesca.

 


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